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3.
L'insegnamento dei precetti

Giuseppe Bossi, impegnato nella riforma delle accademie, e in particolare di quella di Brera (1803), decide di inserire lo studio dei precetti di Leonardo da Vinci, considerandolo una figura fondamentale per ridare spessore e identità storica alla scuola lombarda. Mentre si stava dedicando a uno studio monumentale sul Cenacolo vinciano, Bossi concepisce il perfezionamento degli studi dell’allievo come una sorta di convalescenza da una malattia. Il morbo in questione è quella forma manierata da guarire non solo con l’erudizione dell’occhio e l’educazione della mano sui grandi modelli del passato, ma soprattutto con la medicina della teorica, ovvero l’assimilazione dei precetti di Leonardo. 

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«Una buona medicina sarà per Voi la lettura, e meditazione de’ precetti di Leonardo. Acquistate subito quel libro se non l’avete, e masticate sempre qualcuno de’ suoi capitoli, commentateli, trascriveteli, ordinateli, applicateli ove la natura ve ne chiede l’esecuzione. In capo ad un anno me ne ringrazierete. L’amore dell’Arte, del vero, e di Voi stesso vi deve rendere cari sebben duri, ed acerbi questi miei consigli».

GIUSEPPE BOSSI, Lettera a Giuseppe Diotti, Milano, 1 gennaio 1806. (Accademia di Belle Arti di Brera, Archivio Storico, Pensionato artistico).